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non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe... (Eugenio Montale)
arte
6 gennaio 2016
Ciro Michele Esposito: un Maestro Alchimista a S. Stefano di Camastra (ME). Ristampa.




Sebbene chiunque lo associ alla fondazione dell'arte ceramica in S. Stefano di Camastra ed alla sua scuola, Ciro Michele Esposito era nato a Grottaglie, in Puglia, nel 1912. Ebbi l'onore di incontrarlo qualche tempo prima della sua improvvisa scomparsa nel 1991: in una bella giornata di sole mi fece visitare gl'ateliers di alcuni ceramisti suoi ex allievi, l'Istituto Artistico (oggi Liceo Artistico) a lui intitolato e, soprattutto, mi illustrò diverse sue opere significative ivi esposte. La bellezza e l'amore dello Spirito Creativo, la sua pulsione al continuo superamento di sé, sia estetico che tecnico... la Passione. Eppure in queste opere vi è qualcosa che attira e trascina e che va oltre l'estetica e la tecnica, e, che al tempo stesso è "prima". E' come stessero lì a manifestare qualcosa 









che invero è già in noi quale Archetipo. Ed invero tra gl'Archetipi di Karl Gustav Jung - il più grande alchimista del Novecento - e Ciro Michele Esposito un legame c'è, e segnatamente c'è un luogo, Faenza (capitale italiana dell'arte ceramica e della sua scuola) e due personaggi d'eccezione: l'ungherese di cultura tedesca e di origine ebraica Maurizio Korach e Gaetano Ballardini. Il primo, nato nel 1888, tecnico ceramico ed ingegnere chimico, era giunto a Padova nel 1911 per trasferirsi a Faenza dopo il primo conflitto mondiale. Lì aveva insegnato tecnica ceramica. Ma Korach, allievo di Vincenzo Wartha, era una personalità assai ecclettica, era ad es. anche germanista ed era legato all' Alchimia, da un lato, tramite la chimica alla tradizione alchemica "materiale", dall'altro a



 





quella "Spirituale" che aveva all'epoca in Jung il suo rappresentante più illustre. E, proprio ai "Colloqui di Eranos" di Jung, iniziati grazie ad Olga Froebe Kapteyn su ispirazione di Rudolf Otto, capiterà poi di partecipare anche a Maurizio Korach. Ciro Michele Esposito giunge a Faenza diciasettenne, ovvero nel 1929, 4 anni dopo che Korach si è trasferito all'Università di Bologna, quando a Faenza è direttore Gaetano Ballardini che sarà il "Padre per l'ispirazione artistica" (ma anche riferimento "spirituale" ed affettivo) riconosciuto di Ciro Michele Esposito e per il quale quest'ultimo sarà come un figlio. Tuttavia l'influsso di Korach sulla scuola di Faenza, sotto diversi e molteplici aspetti, fu notevolissimo come del resto aveva pubblicamente riconosciuto lo stesso 










Ballardini già nel 1922. Il legame di Ballardini con Korach da un lato e con Esposito dall'altro, porta a conoscenza e vicinanza tra i due. E' il 1938 a segnare le separazioni: Maurizio Korach a seguito delle leggi razziali deve lasciare l'Italia ma vi tornerà clandestinamente tra le fila dei partigiani e partigiano anche lui; Ciro Michele Esposito giunge a S. Stefano di Camastra nei Nebrodi a dirigere la Scuola di Ceramica; Gaetano Ballardini rimane a Faenza. Con Korach, dopo il secondo conflitto mondiale, Ciro Michele si incontrerà proprio a S. Stefano di Camastra, in occasione di un viaggio in Sicilia di Maurizio prima del rientro in Ungheria. I due Maestri, Gaetano Ballardini e Maurizio Korach, 










plasmeranno in modo indelebile i modelli, le tipologie e l'espressione artistica e la tecnica di Ciro Michele Esposito. La matrice archetipica, a prescindere da genealogie e paternità artistiche, è del resto ben visibile in tantissime opere del Maestro di S. Stefano di Camastra: da "la famiglia", a "bombolo mascherone", a "Le stagioni", "Maternità", "Gatto rosso", "Gallo sole", al bellissimo "Leda col cigno" e tante altre. Tutte ispirano ed attraggono alla trascendenza, ma in tutte è manifestato qualcosa che è già prima...
francesco latteri scholten


P.S. Può probabilmente parere strano, ma Ciro Michele Esposito - l'artista più significativo del territorio nebroideo del secondo dopoguerra - risultava praticamente assente dal web. E' stata proprio la pubblicazione soltanto circa un anno fa dell'articolo "Ciro Michele Esposito, un Maestro Alchimista a S. Stefano di Camastra", pubblicato prima sui miei blog, poi su Agoravox e quindi ripreso da diversi altri (ne cito alcuni: liquida.it; intopic.it; libero24x7.it; 2+2=5Group etc) a proporlo anche alla rete suscitando subito interesse di pubblico e critica. All'atto della pubblicazione, cercando su Google immagini delle sue opere con cui corredare il post non se ne rinvenne alcuna. Da qui la scelta obbligata di ripiegare sulle foto scattate da me e da qui anche la nascita di questo blog (CiroMicheleEsposito.ilCannocchiale) dedicato al Maestro, completo almeno delle foto delle opere più significative e di una serie di post atti a dare una connotazione del Maestro, delle sue opere, della sua vita e dei suoi indirizzi. La ristampa dell'articolo porta alcune (poche) integrazioni nel testo rispetto al precedente, ma è arricchito con due ulteriori immagini di opere. 




permalink | inviato da frala il 6/1/2016 alle 9:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Buona sera, vi chiederete chi sono io. Ecco mi presento: sono un giullare e quanti mi conoscono, o mi hanno visto solo per pochi minuti, credo siano pronti a giurare che sono pazzo. Folle, nel vano tentativo di sfidare la magia con l’unico ausilio dell’intelletto. Sognatore, perché credo nell’abilità dell’uomo. Maledetto, perché non affido le mie speranze a un raggio di Sole. Dannato, perché ho cercato di cancellare i colori dell’arcobaleno lasciando solo il rosso del sangue, il mio sangue sulle mie mani. Eppure, vi fu un tempo remoto in cui fui principe, figlio di re, in seguito divenni un guerriero, o meglio vi fui costretto, poiché le mie armi preferite erano e saranno le parole, messaggere della mia essenza, che è sempre stata un’anima da Giullare. ( da Malus di Nlm Latteri).


Quello dunque, al che doviamo fissar l’occhio de la considerazione, è si noi siamo nel giorno, e la luce de la verità è sopra il nostro orizzonte, ovvero in quello degli aversarii nostri antipodi; si siamo noi in tenebre, over essi: ed in conclusione, si noi, che damo principio a rinovar l’antica filosofia, siamo ne la mattina per dare fine a la notte, o pur ne la sera per donar fine al giorno. (Giordano Bruno).

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