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non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe... (Eugenio Montale)
arte
10 gennaio 2016
Bellezza tra mito, storia e realtà.



Gli Déi erano a banchetto sull'Olimpo, quando, sul più bello, sulla loro tavola scivolò un pomo (che sarà ricordato come quello della discordia) sulla tavola con la scritta "alla più bella". Le contendenti, notoriamente, erano tre: Afrodite, per i romani Venere, di cui ricorrevano anche i festeggiamenti con l'onorifico titolo di "Meretrix", nata dalla spuma del mare e la cui bellezza si riferiva direttamente ed esplicitamente alla lussuria; Athena, per i romani Minerva, partorita dal cervello di Zeus (Giove), incarnazione razionale della bellezza; ed infine Giunone, bellezza muliebre. Tre bellezze diverse, o 







meglio tre diverse angolazioni o parametri con cui guardare alla bellezza. E così è rimasto nel corso dei secoli e dei millenni sino ai nostri giorni. I diversi parametri hanno poi eretto diversi ideali di donna, la cui connotazione si aveva la pretesa di imporre alle donne in carne ed ossa. Le più rispondenti ai parametri di volta in volta posti erano poi più celebrate al punto di connotare l'imago femminea del proprio tempo: abbiamo avuto così la Venere di Milo, l'Athena di Fidia, sino alle più recenti e di cui si è perciò potuto conoscere il modello originario in carne e ossa: Marilyn Monroe, 







Lauren Bacall, Ilona Staller, Moana Pozzi e tante altre. Alle dispute olimpiche fanno da contr'altare su questa terra realtà umane anche psicologiche similmente miserande le quali sono poi quelle che portano all'attuazione concreta delle delibere di guerra degli olimpi: chi conosce - in senso biblico, si capisce - la femmina più femmina è, eo ipso, il maschio più maschio e così Paride rapirà Elena dando inizio alla guerra di Ilio ed al complesso psicologico che dalla bella troiana prenderà - con Freud - il nome. Ma, al di là delle tre tipologie viste, esiste un criterio antropologicamente naturale per la bellezza? La risposta è positiva e la sua dimostrazione scientifica è da Freud, anche se la cosa era nota già pure agli antichi, specie ad Aristotele: la Bellezza è Vita nel suo senso più pieno. 







Dunque la pienezza della maturità e della vigorìa psico fisica ed intellettuale. E' in antitesi ad essa che si pone la bruttezza, sinonimo di morbosità e perciò di limite e negazione della Vita, ovvero morte. Attrazione psichica per la Vita, ripugnanza per la malattia e la morte. I fisici filiformi di tante modelle e modelline assai cari a molti stilisti (cosa che la dice lunga sulla loro realtà psicosessuale), appartengono alla morbosità e non alla realtà antropologica di bellezza e non sono naturalmente attraenti per una persona psicosessualmente normale, come pure non lo sono i fisici alla Botero. La Venere di Milo, l'Athena di Fidia, la Monroe, la Bacall, la Staller, la Pozzi ci rientrano però tutte e così torniamo alla disputa antica. E poi, perché Venere Meretrix non deve poter avere un Q.I. da genio ed una cultura altrettale? Gl'esempi reali non mancano - a cominciare proprio dalla Monroe, studiosa di filosofia ed accanita lettrice di Joyce - e la cosa risolverebbe la quaestio.
francesco latteri scholten.

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permalink | inviato da frala il 10/1/2016 alle 10:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Buona sera, vi chiederete chi sono io. Ecco mi presento: sono un giullare e quanti mi conoscono, o mi hanno visto solo per pochi minuti, credo siano pronti a giurare che sono pazzo. Folle, nel vano tentativo di sfidare la magia con l’unico ausilio dell’intelletto. Sognatore, perché credo nell’abilità dell’uomo. Maledetto, perché non affido le mie speranze a un raggio di Sole. Dannato, perché ho cercato di cancellare i colori dell’arcobaleno lasciando solo il rosso del sangue, il mio sangue sulle mie mani. Eppure, vi fu un tempo remoto in cui fui principe, figlio di re, in seguito divenni un guerriero, o meglio vi fui costretto, poiché le mie armi preferite erano e saranno le parole, messaggere della mia essenza, che è sempre stata un’anima da Giullare. ( da Malus di Nlm Latteri).


Quello dunque, al che doviamo fissar l’occhio de la considerazione, è si noi siamo nel giorno, e la luce de la verità è sopra il nostro orizzonte, ovvero in quello degli aversarii nostri antipodi; si siamo noi in tenebre, over essi: ed in conclusione, si noi, che damo principio a rinovar l’antica filosofia, siamo ne la mattina per dare fine a la notte, o pur ne la sera per donar fine al giorno. (Giordano Bruno).

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